martedì 26 maggio 2020

Referente U.S.P. di Chieti
Raccordi Interistituzionali - Scuola e Legalità
Integrazione - Pari Opportunità - CPS di Chieti
e-mail: gabriella.toritto.ch@istruzione.it

CONVEGNO
“Legalità e Dignità. La legalità a garanzia e tutela della dignità dell’uomo, del cittadino”.
Giovedì, 17/01/2008. Teatro Auditorium Supercinema. Chieti.

Sulla Legalità
della Prof.ssa Gabriella TORITTO

Cittadinanza attiva, democratica, europea. Nuova governance.Legalità. Uguaglianza. Diritti umani. Impegno civile e sociale.
Questi gli input per i giovani del terzo millennio. Parole di senso, di profondo significato umano, storico, sociale. Parole da coniugare nelle scuole secondo un paradigma trasversale a tutte le discipline in un processo formativo continuo. Del resto la formazione è l’azione strategica per eccellenza e le giovani generazioni vanno formate nella e alla cultura della legalità.
La formazione alla cultura della legalità avviene sia per educazione (ex-ducere), sia per autoeducazione, nella consapevolezza che la cultura rende liberi, indipendenti, capaci di operare scelte e di assumere responsabilità nella vita personale, sociale e civile.
Ma la cultura della legalità implica la partecipazione e questa “si impara praticandola”.
Gli Studenti della Consulta Provinciale, ma anche quelli del Parlamento Regionale degli Studenti, dei Comitati Studenteschi e degli Organi Collegiali, sono favoriti, poiché vivono esperienze privilegiate di partecipazione democratica. Gli Studenti si incontrano, si confrontano, fanno rete, consolidano esperienze di partecipazione, di condivisione, di espressione della propria creatività e di impegno.
Gli Studenti fanno così tesoro della circolarità delle idee e dell’educazione, che diventa corale nel momento in cui essi, testimoni di esperienze significative e di messaggi incisivi, li diffondono attraverso le life skills, divenendo, più o meno consapevolmente, peer educators.
I giovani di oggi sono chiamati anche a contrastare i fenomeni sociali destrutturanti e destrutturati, non ultimi certe agenzie formative mediatiche o certi videogiochi, “seducenti ma contraddittori”, disorientanti. Sarebbe bene per loro prediligere invece le forme associative, lo sport, che addestrano, educano all’osservanza delle regole, al rispetto degli impegni e che, attraverso il controllo del corpo e della mente, formano, forgiano il carattere e lo fortificano, consentendo di scegliere e di costruire uno stile di vita salutare, di integrarsi, di assumere ruoli, impegni e responsabilità precisi.
Lo sport, l’attività sportiva di gruppo, l’impegno nell’associazionismo consentono la “valorizzazione del ruolo di tutti, il riconoscimento del ruolo di ciascuno”; costituiscono l’antidoto al doping e ad ogni forma di dipendenza, “inconciliabile con la vita e la salute”, con la dignità della persona.
Stili di vita non corretti, insalubri conducono inevitabilmente alla dispersione scolastica, umana e sociale, “fenomeno antitetico” ad ogni etica, alla legalità e allo sviluppo della cittadinanza attiva e democratica.
La dispersione, in tutte le sue forme, è del resto conseguenza e concausa della diffusione dell’illegalità. Essa va combattuta fin dalle prime classi dell’iter scolastico attraverso un efficace ed incisivo orientamento che scopra, coltivi e valorizzi i carismi, le attitudini, le inclinazioni, le vocazioni che ogni essere umano porta in sé e con sé dall’infanzia, rispettando i tempi, i ritmi personali nei processi della crescita evolutiva.
Nella cultura della legalità rientra anche il concetto di interculturalità che richiama “i principi generali dell’universalismo”, della centralità e della dignità della persona cui si ispira la Costituzione Italiana, che quest’anno celebra il 60° anniversario.

Nella scuola italiana una delle forme di lotta contro l’illegalità è la piena integrazione degli alunni di origine straniera, nell’ottica di un nuovo concetto di cittadinanza e in fedele osservanza dei dettami della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite (1948), Dichiarazione che rappresenta la massima consapevolezza della sostanziale unità del genere umano finora raggiunta dall’homo sapiens sapiens.
L’art. 3 della Costituzione Italiana recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali”.
Compito della Scuola, così recita ancora il predetto art. 3, è: “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Lo stesso Libro Bianco della U.E. fa riferimento ad una nuova governance che non può prescindere dall’adozione generalizzata di sistemi di partecipazione informata dei cittadini, rendendo quei sistemi più efficaci e trasparenti, promuovendone l’applicazione in coerenza con il quadro comunitario. Occorre allargare i livelli di informazione, di partecipazione e di condivisione, poiché i principi alla base di una buona governance, di una governance più democratica, sono:
• apertura, ovvero le istituzioni devono operare in modo più aperto, devono adoperarsi attivamente per spiegare meglio, con un linguaggio accessibile e comprensibile al grande pubblico, che cosa fa l’Unione Europea e in che cosa consistono le decisioni che essa adotta, accrescendo così la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni;
• partecipazione, in quanto la qualità, la pertinenza e l’efficacia delle politiche dell’Unione dipendono dall’ampia partecipazione che si saprà assicurare lungo tutto il loro percorso, dalla prima elaborazione all’esecuzione; una maggiore partecipazione contribuirà ad aumentare la fiducia nel risultato finale e nelle istituzioni da cui tali politiche vengono emanate;
• responsabilità, affinché i ruoli all’interno dei processi legislativi ed esecutivi siano definiti con maggiore chiarezza; vi è infatti l’esigenza di maggiore trasparenza e maggiore responsabilità da parte di tutti coloro che partecipano, a qualsiasi livello, all’elaborazione e all’attuazione delle politiche dell’Unione;
• efficacia, ossia le politiche dell'UE devono essere efficaci e tempestive, producendo i risultati richiesti in base a obiettivi chiari, alla valutazione del loro impatto futuro e, ove possibile, alla luce delle esperienze acquisite in passato; perché siano efficaci è necessario che le politiche siano attuate secondo proporzionalità e le decisioni siano adottate ai livelli più opportuni;
• coerenza, nel senso che le politiche e gli interventi dell’Unione devono essere coerenti e di facile comprensione; la coerenza, a sua volta, richiede una leadership politica e una decisa assunzione di responsabilità.
Tali principi costituiscono il fondamento della democrazia e del principio di legalità e si applicano a tutti i livelli di governo: globale, europeo, nazionale, regionale, locale.
Nella mission che anima la Scuola italiana vi sono i valori di libertà, di democrazia, la cultura della legalità e della sicurezza, “binomio inscindibile, poiché la sicurezza genera fiducia nelle Istituzioni e la fiducia nelle Istituzioni favorisce comportamenti orientati al rispetto delle regole”.

La legalità garantisce e tutela la dignità della persona, ne favorisce la piena realizzazione, il rispetto. Le norme sociali e le norme giuridiche, le regole fondamentali per una civile convivenza, il rispetto della persona, il rispetto dell’ambiente, il rispetto della legge, come principio fondamentale di libertà e di uguaglianza, sono tutti argomenti, temi, che rientrano a pieno titolo nella legalità.
Sempre ragionando di legalità, guardiamo con fiducia all’Europa unita, a quella comunità di Stati e di Popoli che nel secolo scorso ha conosciuto barbarie a non finire, non solo la Shoah, ma l’eccidio di etnie, di uomini, di donne, di bambini innocenti.
E’ sulla memoria storica che la nuova Europa rivendica la propria missione di pace nel mondo, i suoi sentimenti di amicizia, di fratellanza, di accettazione e di rispetto del diverso, consapevole che esiste un’ecologia dell’azione, come scrive uno dei massimi filosofi del nostro tempo, Edgar Morin, e protesa verso un Nuovo Umanesimo, verso l’universalismo in un’attenta visione planetaria del destino dell’umanità, “unico antidoto” ad ogni revanche barbarica.
Ora nella cultura della legalità rientra anche il discorso sulla moralità. E per argomentare sulla moralità cito la Critica della Ragion Pratica, che affronta il problema morale, ovvero l’ “Io” che cerca una morale universale. In essa Immanuel Kant asserisce che, per trovare la morale universale, l’ “Io” ha due possibilità, o seguire gli istinti pulsionali, appagando la propria gratificazione personale, oppure seguire “l’imperativo categorico o Super Io” che detta i criteri con cui agire in base ad una morale universale.
Tale imperativo è un ordine che esclude qualsiasi gratificazione personale, perché l’ “Io”, agendo secondo morale, agisce per il bene collettivo; è un “dovere per dovere”.
Per Kant l’Imperativo categorico si fonda su tre leggi:
agisci in modo che la massima delle tue azioni sia una legge universale
• agisci per te e per il tuo prossimo come fosse un fine e non un mezzo (non sottomettere nessuno)

• ”Se voglio la promozione devo studiare” (imperativo ipotetico, che ha per presupposto un
fine pratico)

A tutti gli Studenti, presenti al Convegno odierno, mi permetto di suggerire la riflessione su due
piccoli, grandi libri, di facile lettura, scritti da Edgar Morin:
- La testa ben fatta. Riforma dell'insegnamento e riforma del pensiero
  di Morin Edgar - Cortina Raffaello – 2000
- Cultura e barbarie europee
  di Morin Edgar - Cortina Raffaello – 2006

Gabriella TORITTO
Chieti, lì 17 gennaio 2008

giovedì 23 aprile 2020

Giosuè Carducci  (prima parte)
Aula in cui Carducci insegnava
In questo articolo tratteremo di  Giosuè Carducci, del poeta giambico e barbaro, dell’erudito inappuntabile, dell'insegnante carismatico, del conservatore sovversivo (come lui stesso si definiva) ma più di ogni altra cosa racconteremo la sua avventura umana.

Giosuè Carducci fu definito il "Vate della Terza Italia" per la sua poesia eroica e per il prestigio che gli fu riconosciuto dopo l'Unità del Regno d’Italia. Fu anche critico e studioso.
Nacque a Valdicastello, frazione di Pietrasanta, in Versilia, nel 1835 dal medico condotto  Michele Carducci e da Ildegonda Celli. Trascorse l'infanzia a Bòlgheri , nella Maremma pisana, dove il padre fu trasferito.

Così scrive Carducci ad Angelo De Gubernatis il 14 gennaio 1877: “Nacqui il 27 Luglio 1835 in Valdicastello di Versilia. A tre anni lasciai la patria, e fui sotterrato nelle maremme pisane. A otto anni cominciai a studiar latino. M'insegnava mio padre. L’applicazione assidua su gli autori latini a cui mi costringeva  fu quella che in seguito mi fece riuscir qualche cosa nelle scuole di Firenze. A 12 anni spiegavo Virgilio e, sapevo a mente  i primi 4 libri delle Metamorfosi. Le febbri maremmane che a 70 anni vennero a visitarmi e mi tennero compagnia per due annate in sempre più m'infervorarono alla lettura di cui ero passionatissimo. Da bambino leggevo e leggevo, con un fervore con cui non ho mai letto romanzi, la Iliade tradotta da Monti e l'Eneíde dal Caro. A 13 anni avevo letto questi due poemi 4 volte, e 3 volte il Tasso.  L’Ariosto, da bambino non potetti mai leggerlo. Ma la rabbia con cui leggevo Omero, Virgilio e [il] Tasso è inesplicabile. Fin quando la febbre mi ardeva tutto, io volevo il Tasso e i miei delirj eran sempre di battaglie. A 11 anni presi l’Alighieri, lessi in un giorno (e mi ricordo era una domenica d'estate) tutto l'Inferno. Intesi poco, ma quella dura e muscolosa espression di verso mi rapiva. Il Purgatorio e il Paradiso però non li lessi. Con più avidità leggevo storie di qualunque genere si fossero e, la Storia universale del Cantù, che ora leggo tanto malvolontieri, era allora la mia prediletta ( …)  Al fine, le storie romane e quella a me direttissima, la Disfida di Barletta, e le poesie di Berchet che io sapevo tutte a mente a 11 anni mi avevan  pieno del furore della libertà. Per cui  io disposi, e me ne ricorderò sempre, fra miei fratelli e in pochi compagni una Repubblica, e si faceva  magistrati e monete di carta ed avevamo scelto le nostre province fra quei boschi di maremma, e tutto con nomi classici, Arconti, Consoli, mine, talenti, comizi, province galliche, province libiche, colonie. E combattevamo spesso con sassi e bastoni, gli uni Romani, Galli e Africani gli altri, gli uni Ghibellini, gli altri Guelfi; ed io volevo essere sempre romano o guelfo. Al fine vennero le convulsioni politiche del ‘46 e ‘47. Il furore dell'entusiasmo era veramente inesplicabile in un fanciullo di 13 anni. Ma io, sempre più infervorato dalla lettura della rivoluzione francese, sognavo le repubbliche, e fui ritrosissimo ad applaudire Principi e fui il primo a maledirli. Nella primavera del ‘48 passai da Bolgheri a Castagneto.”


2° Casa di Strada maggiore - Bologna

La Maremma fu il luogo che spesso tornò nella sua lirica "dolce paese, onde portai conforme / l'abito fiero e lo sdegnoso canto ". La famiglia Carducci rimase a Bòlgheri fino al 1849, quando si trasferì a Castagneto e poi  a Firenze.
Dunque fin da bambino Carducci si infiammò di amore per i classici e per la repubblica, a cui si votò coinvolgendo chi incontrava, i suoi studenti, ad esempio. L'insegnamento, per Carducci, sempre fu cosa sacra, da esercitare non solo con amore e con zelo, ma con la coscienza che quel particolare officio fosse l'espressione di un dovere, il compimento quotidiano di una missione.  A questo Carducci dedicò la propria esistenza, non con proclami in aula, ma con l'educazione agli studi severi, impartita prima a se stesso e poi agli scolari. Quando arrivò a Bologna, il 10 novembre 1860, Carducci trovò una città moderna, “stupenda”. Più di ogni altra – più di Pistoia o Firenze, di San Miniato o Pisa – Bologna offriva al giovane professore le giuste opportunità per il perfezionamento dell’uomo e del cittadino, del poeta e dell’educatore.
Casa Carducci
Si laureò nel 1856 alla Scuola Normale di Pisa. Insegnò subito dopo a San Miniato. Nel 1859 sposò Elvira Menicucci, dalla quale ebbe quattro figli: Dante, Bice, Laura e Libertà.  L’anno dopo Terenzio Mamiani, ministro dell'Istruzione,  gli conferì  la cattedra di Letteratura Italiana presso l'Università di Bologna.
La morte del fratello Dante, suicida, e poi del padre costrinsero Carducci a provvedere al mantenimento della madre e del giovanissimo fratello Valfredo e a dedicarsi esclusivamente all’insegnamento e alla poesia. In questo periodo compose le liriche comprese in "Levia gravia" (1861 - 1871) e in "Giambi ed epodi" (1867 - 1872).
La libertà della quale Carducci fu religioso cultore era, innanzi tutto, una libertà di pensiero, di temperamento, un’insofferenza verso ogni forma di costrizione. Per questo si trovò non di rado sotto processo. A San Miniato fu «sottoposto a seria e autorevole ammonizione», invitato «a comportarsi d’ora in avanti nei luoghi pubblici in quel modo prudente e tranquillo come deve un buon cittadino e come più specialmente si esige nella posizione sociale, in cui egli è costituito».  Veniva inoltre accusato di essere «indifferente in fatto di religione», con un’accusa che, nella Toscana granducale, poteva condurre lontano, perfino all’esclusione dall’insegnamento. A chi, come Pietro Fanfani, lo accusava di essere un «giovine di 21 anno che non fa professione d’anacoreta», rispondeva sdegnato:  «Da codesta frase  così industremente disposta, così industremente colorita, traluce un non so che di orge, di bische, di lupanari. Sappi dunque che un giovine dal Real Governo reputato a 18 anni per non indegno di esser tenuto a studio di filosofia e di filologia, e a 21 dichiarato idoneo a insegnar greco, latino, toscano e filosofia e storia, ne’ biliardi e nelle osterie e ne’ bordelli non può aver conversato gran tempo. E il Carducci come cittadino non ha adulato mai nessun partito, ma neppur mai ha barattato bandiera, come non si è mai strisciato a nessun potente per fame o di nomea o di pane, benché neppur questo egli abbia sicuro, egli miserabile ma libero e sincero uomo. E basta: ché mi pesa parlar più oltre di me: ma talvolta dalla bassezza di chi ti circonda sei costretto a  farti basso anche tu».

A Bologna, per le sue posizioni politiche,  venne minacciato dal Ministro della Pubblica Istruzione di trasferimento a Napoli, a insegnarvi latino.
La regina Margherita di Savoia
Dopo la nomina all'Università di Bologna il giovane professore si trasferì (1860) con la madre e con la moglie nella città che più di ogni altra avrebbe amato e nella quale avrebbe vissuto, come scriverà ad Adriano Lemmi molti anni più tardi, "la vita vera". 
Per Carducci iniziò una nuova stagione, ove, con crescente autorevolezza, si affermò il suo ruolo di poeta, di educatore e costruttore dell'identità nazionale.  Nel frattempo, amicizie e affetti si intrecciarono agli studi e alla passione politica, si ché di questa e di quelli sostennero lo slancio e ne resero il fervore con una nota di schietta umanità.
Di Carducci ricordiamo queste parole:  «Noi viviamo in un tempo d’accomodamenti così graziosi, di silenzii così prudenti, di pause così puntuali, di combinazioni così sottili, d’educazione così squisita, che la maggior difficoltà nel commercio con gli uomini non è di cattivarsene i favori, ma di capirne il pensiero e la coscienza. Nessuno è nemico di nessuno. Tutti per qualche verso ci  compatiamo. […]. Tutt’è buono, tutt’è bello e perciò anche tutt’è lecito. Le ribellioni sono giudicate prima di cattivo gusto, poi dannose per i ribelli, incomode per gli spettatori dattorno. Tutt’i pagamenti si fanno in moneta spicciola: i grandi valori non hanno corso».

FONTI: CARDUCCI, VITA E LETTERATURA. DOCUMENTI, TESTIMONIANZE, IMMAGINI
A cura di Marco VEGLIA
Casa Carducci Bologna
Casa Ed. Rocco Carabba



Continua la narrazione dell’avventura umana di

Giosué Carducci  (seconda parte)
Nel maggio del 1860 mille giovani patrioti guidati dal Generale Garibaldi compirono la grande impresa: la spedizione dei Mille. Anche Giosuè partecipò alla lotta, impugnando la più efficace delle sue armi: la poesia. Al poeta però sarebbe sempre restato un rimpianto: «Oh se le sventure non coglievano la mia famiglia anzi tempo, ed avessi potuto fare anch’io qualche cosa (e non solo scribacchiare!) sarei stato più contento più gioioso e anche avrei potuto far meglio in letteratura; perché la vita vien solamente dall’opera, dall’opera ardente e dal pericolo e dal contrasto. In questa vita che meno ora tutto è gelo, gelo la cattedra, e gelo l’uditorio, gelo io stesso. Al diavolo!»
Ferdinando Cristiani, garibaldino e suo grande amico, così gli scriveva il 23 agosto 1860: “Caro Giosuè, due sole parole per significarti che questa mattina alle ore 5 sono arrivato a Palermo. Domani parto alla volta di Milazzo dove appena giunto sarò alle fucilate. Dunque se fra un mese almeno non vedi più mie lettere sai quello che mi sarà toccato. Dunque abbiti  mille e mille baci. Se tu vedessi, caro Giosuè, che spettacolo sublime è il vedere migliaia e migliaia di scelti giovani con le loro bluse scarlatte, cappello alla calabrese, percorrere giulivi e festanti le vie di Palermo. Evviva dunque il prode Generale, unico e vero salvatore d’Italia.”
All’indomani dell’Unità d’Italia, la classe dirigente, e con essa la Monarchia costituzionale, apparvero a Carducci inadeguate al loro  compito storico e, peggio, assoggettate alla Chiesa.  A Roma, contro Pio IX non si poteva andare «che con la rivoluzione».
L’Italia che Carducci aveva sognato era niente senza Roma capitale; e la politica conservatrice della Destra accendeva nuove ire e nuovi sdegni. A Goffredo Mameli, morto per la Repubblica romana del 1849, Carducci dedicò alcune tra le pagine più commosse e appassionate, facendone il primo esempio di culto laico della Terza Italia, per un Risorgimento che fosse vissuto come religione civile: “Tu cadevi, o Mameli, con la pupilla cerula fissa a gli aperti cieli, tra un inno e una battaglia cadevi;  e come un fior ti rideva da l’anima la fede, allor che il bello e biondo capo languido chinavi, e te, fratello,copriva l’ombra siderea di Roma e i tre color.
Amici pedanti: Gargani, Carducci, Chiarini
Carducci,  propugnatore dell’ideale repubblicano, dava certo fastidio alla classe politica dirigente. Quando, nel 1867-68, dopo l’orrore di Mentana, Carducci si espose sempre più politicamente, finì col subire procedimenti disciplinari. La Prefettura lo teneva sotto osservazione, ed esprimeva al Ministro il parere che egli dovesse essere allontanato da Bologna. Ma Giosuè non si lasciò intimidire, né fu disposto a scendere a compromessi.
Nella poesia Enotrio cantò il ventennale  dell’8 agosto 1848: «La santa Libertà non è fanciulla da poco rame […]Marchesa ella non è che in danza scocchi da’ tondeggianti membri agil diletto,il cui busto offre il seno ed offron occhi tremuli il letto …».
Il 1870, per Carducci, non fu solo l’anno della redenzione di Roma, ma anche l’anno dei lutti familiari: il 3 febbraio moriva Ildegonda Celli, la madre. Giosuè ne patì al punto che non ne scrisse neppure un verso. Venne poi l’autunno, e il 9 novembre vi fu un altro dolore: il più grande della sua vita. I medici avevano fatto di tutto, ma non riuscirono a salvare il piccolo Dante, il figlioletto, che, caduto «in un sopore quasi brutale, rotto di quando di quando dalle smanie della febbre e da qualche intervallo di conoscenza in cui chiamava la mamma», lo lasciava per sempre. Ma occorreva riprendere il lavoro, e continuare a battersi per  «le grandi irradiazioni delle idee che gli uomini savi chiamano utopie».
Dopo la morte di Dante, Giosuè mostrò segni di insofferenza e irrequietezza: la tragedia portò con sé la necessità dell’oblio. Una nuova e inaspettata primavera gli fu offerta, nel corso del 1871, dall’irruzione nella sua vita di Carolina Cristofori Piva (Lidia), moglie di un ufficiale in congedo dall’esercito regio, già garibaldino. Con lei Carducci avviò un colloquio epistolare tra i più celebri e suggestivi dell’Ottocento. E la svolta contagiò anche la poesia: l’esperienza barbara,  vera e propria rivoluzione nella tradizione metrica e poetica italiana, per l’allargamento a territori esistenziali e letterari mai esplorati prima, per le suggestioni wagneriane.
Il tempo dei privilegi è passato…  8 agosto 1873: il democratico Carducci, per l’anniversario della cacciata degli Austriaci da quella che ormai era, a tutti gli effetti, la sua città, pronunciò un discorso appassionato alla cerimonia di premiazione dei migliori allievi delle scuole serali, che si tenne nella chiesa sconsacrata di Santa Lucia. Elogiò i sacrifici degli operai e degli agricoltori, che avevano trovato il tempo e l’energia per studiare dopo il duro lavoro, invocò commosso la discesa della «luce spirituale» dell’istruzione nella società civile,  e annunciò la fine del tempo dei privilegi.
Tra il 5 ed il 7 novembre del 1878 Umberto I e la giovane regina Margherita di Savoia giunsero a Bologna, accolti da festosi cortei popolari, e il 6 novembre fecero visita all’Università dove, a rendere omaggio assieme al corpo accademico, c’era Giosuè Carducci. Guardando in quegli anni alla situazione politica italiana ed europea, Carducci presagiva tempi duri, che però non spensero nel suo animo le aspirazioni di palingenesi. «Brutti tempiscriveva al Chiarini nel luglio 1877E non è proprio che questo sia un lamento. L’Europa è marcia, è marcia, marcia: e così deve essere, necessariamente: putrescat ut resurgat»
La corruzione si attacca anche ai migliori, da Lettere di Carducci - Lettera di Carducci a Dafne Gargiolli del 24 ottobre 1883:  
Gentilissima Signora,
 se Le dicessi che io mi trovo contento di questa vita romana, Le direi una gran bugia. Lo scirocco e la pioggia, la camorra e le chiacchiere, se non mi fiaccano, mi affrangono: il caldo umido, morale e fisico, non mi si affà. Amo perdermi e dimenticarmi lungo l’Appia e la Flaminia, o sul Gianicolo, o per il deserto tra il Foro e le Terme di Caracalla e il Laterano: ma Piazza Colonna e i Ministeri e il palazzo della Prefettura mi annoiano e peggio. Desidero Bologna, e sospiro ai silenzi verdi di San Leonardo, dove imagino che mi troverei benissimo per tradurre Tibullo, se però Ella non volesse costringermi a far versi, «mestiere esecrabile a un italo cuor». […]  All’amico nostro, per tornare a lui, nocque la lontananza di Roma:  i lontani qui sono dimenticati e morti: le lettere non giovano, non le leggono o le scordano tutte per intiero dopo la lettura; promettono, e poi, senza pur volerlo, non attengono o fanno il contrario di ciò che avevano promesso. Non c’e autorità che tenga; nessuno vale per questa povera gente di ministri, se non i deputati con lo spaventacchio dei voti. Il potere legislativo invade, intralcia e guasta la macchina dell’esecutivo. Le «piovre» dei cinquecento deputati coi cinquecentomila (metto una riga di corrispondenza; ma sono più centinaia di migliaia) figliuoli, nepoti, mogli, amanti delle mogli, mantenute, amici delle mantenute, ruffiani ed elettori, succhiano tutto, empiono tutto, imbrattano tutto. La corruzione si attacca anche ai migliori. Fan delle brutte azioni senza accorgersene, in buona fede. Ahi, signora, parliamo d’altro; o meglio non parliamo più: il bianco della carta è finito, ma non la fede. Io seguiterò ad occuparmi; per i desideri giusti di Carlo speriamo di arrivare ad ottenere qualche cosa. Scrivendole così a lungo pur di cose spiacenti, sfogandomi, mi pare di star meglio, cioè di esser meno triste. Aspetto la consolazione d’una sua parola, se non armonicamente parlata, scritta elegantemente.”

Egli era divenuto più consapevole dell’urgenza immediata di una unificazione morale della nazione, e di un ulteriore impegno per il processo di nation building. Come larga parte degli uomini del 1860, egli si volgeva dunque (pur restando un repubblicano all'antica) alla monarchia, in cui poteva scorgere una garanzia efficace contro il clericalismo, da un lato, e contro le forze socialiste dall’altro. L’incontro con i Reali a Bologna suggellò  una nuova alleanza allo scopo di accelerare il processo di modernizzazione del paese e di portare a compimento le riforme necessarie.
Quando giunse la grande ora, il 16 febbraio 1907, a pochi giorni dal premio Nobel  che ne consacrò la vita e l’operosità, Giosuè poteva ancora infondere, anche nel silenzio della morte, un insegnamento imperituro.
https://it-it.facebook.com/ilsorpassomontesilvano/


FONTI: CARDUCCI, VITA E LETTERATURA. DOCUMENTI, TESTIMONIANZE, IMMAGINI
A cura di Marco VEGLIA
Casa Carducci Bologna
Casa Ed. Rocco Carabba


Giosué Carducci (terza parte)
Dopo la morte di Lidia (Carolina Cristofori Piva), il cinquantacinquenne Giosuè, nonostante la paresi della mano destra, che lo aveva colpito nel 1885, si sentiva ancora vivo e pronto ad assaporare un nuovo soffio di giovinezza. Il 5 dicembre 1889 la ventenne poetessa Annie Vivanti si rivolgeva a lui con queste parole «Audacies fortuna iuvat»,  per chiedergli di leggere i suoi versi. Carducci rispose e fissò un incontro. Subito entusiasta di quelle poesie, il 19 febbraio 1890 inviava ad Annie una lettera che sarebbe divenuta la prefazione alla Lirica di Annie Vivanti , 1886-1890 (Treves, Milano 1890).
Nel giugno 1882 Carducci perdeva il secondo padre: Giuseppe Garibaldi e ne improvvisava la commemorazione Per la morte di Giuseppe Garibaldi, scrivendo dell’uomo da lui «più adorato […] tra i vivi»: «Tal qual fu […] [egli] è il più popolarmente glorioso degl’italiani moderni, forse perché riunì in sé le qualità molteplici della nostra gente, senza i difetti e i vizi che quelle rasentano o esagerano o mèntono».. Nel 1880 gli aveva dedicato una «barbara» in cui l’eroe, nella sconfitta, si sentiva tutt’altro che vinto, giacché sapeva che la storia era dalla sua parte.
Nel dicembre 1882, Carducci si schierò apertamente di fronte ad un episodio che fece discutere: a settembre il patriota Guglielmo Oberban, accusato di aver attentato alla vita dell’imperatore d’Austria, era stato arrestato e giustiziato con l’impiccagione. Victor Hugo, «il grande poeta», ne aveva assunto la difesa, e da Bologna il professor Carducci aveva ribadito che il cospiratore non era un condannato, ma un «confessore e un martire della religione della patria» nella rivendicazione dell’italianità di Trento e Trieste, colpevolmente ignorata dal governo di Roma.
Nel 1883 si riaccesero gli scontri all’interno della Sinistra parlamentare. In quel clima Carducci si legò a Francesco Crispi, combattente garibaldino, eroe dei Mille, presidente della Camera nel biennio 1876-77, e ad Adriano Lemmi, già membro, dal 1877, della Commissione per la restaurazione delle finanze del Grande Oriente, Gran Maestro aggiunto dopo la morte di Giuseppe Garibaldi e Gran Maestro dal 1885.
Il 12 giugno 1888, per l’ottavo centenario dell’Alma Mater Studiorum, Carducci tenne nel cortile dell’Archiginnasio, alla presenza dei Reali (il Re V. E. III e la regina Margherita, grande estimatrice del poeta)  e di oltre trecento rappresentanti delle università di tutto il mondo, un discorso che Gabriele d’Annunzio ritenne : «tra le più mirabili prose di tutta quanta la letteratura nostra  per magnificenza di stile, per grandiosità di pensiero» e «finezza di sentimento». Quell’«altissima festa dello spirito», come la stampa laica romana definì l’evento, fu un trionfo per l’Università di Bologna e per il professor Carducci che più di ogni altro l’aveva rappresentata: Giosuè vedeva definitivamente consacrata la sua fama europea e internazionale. Con essa, anche Bologna e la sua Università venivano ad essere di nuovo al centro, come lo furono nei secoli, dell’incivilimento della cultura d’Europa.
Il 10 dicembre 1906 Giosuè Carducci ricevette il premio Nobel per la letteratura: aveva cantato l’Italia e saldato l’antichità classica greco latina con i valori dell’Europa contemporanea. Così si rese onore al professore, al poeta Carducci, alla sua voce europea, che aveva iniziato a diffondersi in Occidente e avrebbe continuato a farlo ben oltre le atmosfere della Montagna incantata.
Il Premio Nobel, conferito a Carducci, era il tributo e il sigillo a favore di un vita, quella del grande poeta, dedicata totalmente alla letteratura, alla civiltà italiana ed europea, nel silenzio e nel giubilo, ormai al crepuscolo della propria coscienza di uomo.
L’11 settembre 1855, quando ancora il giovane poeta di Valdicastello doveva approdare alla sua prima esperienza d’insegnante a San Miniato al Tedesco, Niccolò Tommaseo, che vigilava sulla produzione letteraria toscana, non mancò di scrivere al Vieusseux: «Chi è quel Carducci che fa quelle note a Virgilio, dove i raffronti delle traduzioni diventano un bel commento?». Vieusseux, padre dell’ Antologia, così gli rispondeva: «Il Carducci di cui mi domandate è un giovane che non ha ancora 18 anni compiti, figlio di un medico di provincia, protetto ed amato dal bravo Thouar il quale lo avviò agli studi, lo preparò per gli esami, gli avanzò (lui povero) ciò che gli occorreva per fare i suoi corsi universitari a Pisa: giovane ancora rozzo e senza mondo, ma che ha fatto esami stupendi, e che promette assai, moltissimo, pel futuro. Dio voglia conservarlo per l’onore delle lettere italiane. Egli è presentemente in Provincia presso suo padre ad assistere i colerosi come segretario di una commissione di soccorsi. S’egli campa farà parlar di sé». E così fu.
Carducci insegnò all’Università di Bologna per più di quarant’anni. Furono anni di grandi battaglie politiche, ma anche di uno studio intenso e fruttuoso, che lo assorbì quasi totalmente. L’obiettivo principale del magistero carducciano fu quello di formare una nuova classe di insegnanti preparati e pronti a far fronte alle esigenze culturali e linguistiche della nascente nazione italiana, della quale non a torto Carducci fu considerato l’educatore. Secondo Carducci era  necessario distribuire sul territorio maestri che educassero i cittadini “uno a uno”, uniformando i saperi e rafforzando il senso civico, per ispirare e rafforzare il sentimento di appartenenza ad un medesimo Stato. Su suggerimento dell’amico Emilio Teza, Carducci era solito scrivere le sue lezioni, preparate meticolosamente, levandosi prima dell’alba affinché tutto fosse pronto al suo ingresso in aula.
Dopo un anno di esonero dall’insegnamento per l’aggravarsi delle precarie condizioni di salute, Carducci salì nuovamente in cattedra per tenere quelli che sarebbero stati gli ultimi corsi della sua lunga carriera. Nel mese di novembre del 1904 scrisse una lettera al Ministro della Pubblica Istruzione, Orlando, chiedendo di essere finalmente collocato a riposo.
Carducci sentì per Pascoli l’affetto paterno che lo legò a coloro che erano stati suoi scolari. L’Epistolario documenta il sollecito interessamento presso ministri, direttori generali, provveditori agli studi per le aspirazioni, per i bisogni, per i diritti, insomma per la carriera dei giovani che ricorrevano all’aiuto del loro grande Maestro. E Pascoli fruì più volte di tale aiuto. Senza dubbio, nei confronti di Pascoli, l’affetto paterno si mutava in una specie di accorata tenerezza per il temuto traviamento di quel povero figliuolo. Fra il professore  e l’allievo vi fu  tuttavia  sempre un certo disagio, che rese più volte opportuna l’attenta e garbata mediazione di Severino, di cui Carducci si servì anche per comunicare a Pascoli il conferimento della Cattedra.
Pascoli ricevette il paterno investimento della cattedra carducciana con la visita reverente e affettuosa alla casa del Maestro, il giorno stesso della prolusione. Carducci si alzò dalla poltrona per abbracciarlo lungamente, e piangeva di santa tenerezza.
Quell’accoglienza fu il compenso che Giovannino Pascoli aveva sognato per  i patimenti e il lavoro profusi.
Carducci aveva della letteratura e dell’arte un concetto alto, nobilissimo, essa non poteva essere vacua esercitazione di stile ma espressione di sentimento e pensiero. I soggetti trattati hanno tuttora importanza civile, patriottica, umana. Nell’opera di Carducci vive un mondo intero; un mondo di memorie storiche grandiose, di glorie ed eroismi patrii, di aspirazioni a ideali di verità e giustizia. E se Dante descrisse a fondo tutto l’universo, così Carducci ha raccolto tutto quanto di più nobile e alto può infiammare e commuovere la mente e il cuore; tutto al fine di concorrere all’elevazione morale, politica, intellettuale della patria.

FONTI: CARDUCCI, VITA E LETTERATURA. DOCUMENTI, TESTIMONIANZE, IMMAGINI
A cura di Marco VEGLIA
Casa Carducci Bologna
Casa Ed. Rocco Carabba
















lunedì 13 aprile 2020

https://ilsorpassomts.com/2020/04/13/occorre-una-nuova-umanita-autentica-solidale-responsabile-e-meritevole/?fbclid=IwAR3LaNEoZ_b99LhZCuZi-eLa3IP3ITw6a0zuMdgtPMFU2WqWsjI0MMzSPo4
Occorre una nuova Umanità: autentica, solidale, responsabile e meritevole.

Diversi mesi fa, fra i vari articoli, ne ho scritto uno su “La vera bellezza” e un altro “Per riflettere sulla Sanità”.
In questi giorni, come tanti di Voi, seguo attraverso i Media le drammatiche notizie che arrivano dalle regioni del nostro Paese e del mondo, e non posso che riflettere.
Rifletto su quanto l’uomo sia capace di dimenticare, su quanto sia capace di essere ingordo, su quanto non impari dalla Storia dei suoi Padri ed antenati, di come certi talenti e geni non esistano più. E constato come non tutti gli uomini abbiano voglia di maturare e di migliorare … In un passo evangelico di Luca, Lc. 2,14, è scritto: ”beati gli uomini di buona volontà”.
Sull’articolo del maggio 2019, “Per riflettere sulla Sanità”, scrivevo: “Le condizioni di lavoro nei reparti ospedalieri e nei servizi territoriali stanno rapidamente degradando. Il blocco del turnover, introdotto con la Legge n. 296 del 2006, ha determinato una carenza nelle dotazioni organiche di circa 10 mila medici. I piani di lavoro, i turni di guardia e di reperibilità vengono coperti con crescenti difficoltà …” (…) Nelle corsie ospedaliere mancano siringhe, medicinali a fronte dei “bonus” percepiti, oltre al proprio elevato reddito, dagli alti dirigenti per la produttività aziendale. (…) il Codacons di Catania ha annunciato un esposto alla Procura e alla Corte dei Conti: «Perché premiarli, visti i disservizi negli ospedali?» (…) L’articolo 32, comma 1, della Costituzione italiana recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.” Nella realizzazione del dettato costituzionale, tuttavia, i legislatori, i politici devono contemperare gli interessi connessi alla salute con quelli legati alla sostenibilità finanziaria del Sistema Italia. Il diritto alla salute, quindi, deve essere bilanciato con il principio della regolarità dei conti pubblici, anch’esso costituzionalmente previsto nell’art. 81 e implicito nell’art. 97. E’ chiaro che lo Stato deve mirare ad avere i conti in ordine per potersi “permettere” di spendere nei settori di rilievo sociale (…) E i conti sono legati alle entrate. E fra le entrate vi sono le imposte, le tasse, che vanno pagate. Molti cittadini purtroppo non ottemperano ai propri doveri. (…) Con il gettito delle entrate lo Stato finanzia i servizi pubblici di cui beneficiamo: il Sistema Sanitario Nazionale; l’Istruzione; le Forze dell’Ordine; la Giustizia, ed altri servizi”.
Nel periodo nefasto, che attraversiamo, è sotto gli occhi di tutti che cosa significhi non avere pagato giustamente le tasse, non avere contribuito regolarmente al Bene Comune: ospedali inadeguati a proteggere gli affetti a noi più cari (un figlio, una madre, un padre, un fratello). Oggi la casa è in fiamme e non ci sono “pompieri” che possano spegnere l’incendio. Non ci sono “pompieri” poiché non ci sono soldi per pagarli, per investire. Tutti si ostinano ad ostentare, a far festa. Ma quale festa, se non riusciamo a difendere i nostri affetti? Fenomeni di evasione o elusione fiscale hanno ridotto il gettito a danno dello Stato, quindi a danno di tutti, della nostra intera Comunità Nazionale. E ora? Ora attendiamo aiuti. Già gli aiuti … Da parte di Chi? Attendiamo aiuti da parte di chi ha dimenticato di essere stato graziato più di una volta. Sia dopo la Prima sia dopo la Seconda Guerra mondiale. Aspettiamo aiuti da parte di coloro che hanno cancellato ogni memoria, forti della propria tracotanza. E che cosa potevamo/possiamo aspettarci da chi ha negato i forni crematori ad Auschwitz Birkenau? Da chi ha rifiutato di citare la comune matrice cristiana nella redazione della Costituzione dell’Europa Unita? Ora, invece, l’ invisibile “Coronavirus” pone sotto la lente di ingrandimento non solo un’Europa dal respiro culturale modesto e mediocre, quanto un’Europa fatta da mercanti e banchieri avidi e corrotti. E’ un’Europa ipocrita, quella in cui viviamo, che grida allo scandalo se si “addita” qualche personaggio ebreo ma poi decide nuovi “campi di sterminio”. E’ questa la verità e va gridata! Poco più di un anno fa l’allora Presidente della Commissione europea Junker si rammaricava di aver "dato troppa importanza all’influenza del Fondo monetario internazionale" ed esprimeva il suo rincrescimento per non essere stati solidali con la Grecia, ridotta al fallimento! In Grecia chi potrà dimenticare l’umiliazione e le ferite sofferte? Uomini privi di coscienza e consapevolezza!
Poi seguo la Celebrazione della Pasqua dalla Cattedra Sacra di San Pietro e la benedizione “Urbi et Orbi” di Papa Francesco in diretta televisiva e le mie riflessioni si spostano in un altro mondo. Mi tornano alla mente i miei studi in Storia: il vuoto di potere alla fine dell’Impero Romano d’Occidente e il vecchio Papa Leone I, detto Leone Magno, che fermò con il simbolo della Croce l’avanzata del “flagello di Dio”, Attila, assieme a Simone Pietro e Paolo di Tarso, che apparvero in sogno al re degli Unni dissuadendolo dall’attaccare la Città Eterna.

Ora il “flagello”, versione XXI° secolo, è un virus.

Benedette siano le parole del Santo Padre rivolte ad un’Europa indifferente ed egoista! Dovrebbero interrogarsi in molti dopo l’ascolto di Papa Francesco! Benedetto sia quell’anziano Pastore che non demorde, che arranca faticosamente sotto i colpi degli anni e della Storia e che da solo, per strada, osa sfidare il virus, forte della sua fede in Cristo, radicato nel suo Credo. E’ più autentico, lucido e lungimirante Lui, che tutti i potenti Leaders del mondo insieme! Benedetto sia quel Vescovo di Roma che inizia le liturgie con affanno respiratorio e rinvigorisce dopo la Consacrazione del Pane e del Vino, tanto che la stessa voce, dapprima flebile, poi improvvisamente si irrobustisce. Benedetti siano quei luoghi di culto, gloria della Cristianità, ma anche elogio imperituro di quei grandi ingegni che hanno concepito e realizzato architetture e geometrie di incommensurabile valore e insuperabile bellezza in una policromia di marmi, di affreschi, di volte, di sculture, di vetrate, di giochi di luce … da capogiro. Così torno con la mente al mio articolo su “La vera bellezza” pubblicato nel gennaio del 2019, quando scrissi “ (…) per cui il Cristianesimo ha prodotto la più grande bellezza artistica di tutti i tempi, c'è da chiedersi come abbiano potuto i grandi artisti concepire e produrre cotanta bellezza! La risposta è nella Rivelazione del Verbo fattosi Carne”. Già, perché quegli artisti avranno anche avuto personalità discutibili o essere stati al servizio di un Signore o di un Papa Mecenate ma certamente erano tutti animati da un comune e sublime sentire che affondava le proprie radici nella Cultura Cristiana, la quale attraversava tutta la società del tempo fin dal primo Medioevo, come hanno scritto storici di altissimo profilo: Marc Bloch e Arnold Hauser.

E il “nuovo flagello”, il virus, è l’arma di Madre Natura che opportunamente ricorda all’uomo di ravvedersi, di abbandonare consuetudini pagane che disperdono e offuscano la sua coscienza. Occorre una nuova Umanità: autentica, solidale, responsabile e meritevole.












martedì 24 marzo 2020

Stralcio dell'Art. XIV dei Fondamenti della Carta di Fiume
Napoleone Bonaparte
Federico II di Svevia riceve il Sultano al Malik al Kamil 

Federico II di Svevia

Alle fronde dei salici. Salvatore Quasimodo

"Soldati", Giuseppe Ungaretti

Il sogno, la visione nel Medioevo e nell'antichità

Il sogno, la visione nel Medioevo e nell'antichità.
Nel 1900 la complessità del mondo onirico e delle sue funzioni trova spazio ne L’interpretazione dei sogni di Freud. 
Il padre della psicoanalisi attribuisce al sogno il valore di desiderio inconscio inespresso, una sorta di flusso di
coscienza che funge da materiale onirico durante la fase REM del sonno. 
Il sogno diventa così un prodotto psichico individuale, dotato di un significato nascosto da elaborare; è la forma “altra” del proprio vissuto che avviene anche durante la veglia.Lo psicanalista Jung definisce “grandi sogni” quelli di cui enfatizza la caratteristica di porsi come vere e proprie premonizioni. L’Uomo, fin dai tempi più antichi, si è interrogato sul significato del sogno e lo ha vissuto come un fenomeno importante tanto quanto la realtà quotidiana, illuminante la stessa realtà quotidiana. Se, come si crede, alcune immagini, a noi pervenute da tempi remoti, dalla Preistoria, fossero di origine onirica, le grotte di Lascaux, in Aquitania, rappresenterebbero una testimonianza di attività onirica risalente addirittura al Paleolitico superiore.
Nel Medioevo, e in modalità diverse anche nell’Umanesimo, la visio in somniis, costituisce un topos, un meccanismo retorico e narrativo in grado di conferire validità a un episodio. Altri tòpoi sono: 
•il locus amoenus (Bucoliche Virgiliane) o locus horridus (l’ Inferno dantesco o il VI° libro dell’Eneide); 
•il saluto salvifico della donna amata; 
•il viaggio (Odissea, l’Eneide, Commedia) 
•la selva, la foresta (uno dei temi più mutevoli della letteratura di tutti i tempi).
Il sogno è, insomma, un fenomeno appartenente al mondo del divino, dell’oltre-uomo e, come tale, deve essere considerato attraverso rituali e tecniche di interpretazione ad opera di ministri del culto. Il primo approccio ai sogni di natura organicistica, con ampio spazio lasciato alla descrizione dell’anatomia umana ed al momento onirico inteso come atto cognitivo, si deve al filosofo Artemidoro di Efeso, autore, nel II secolo d.C., dell’Oneirocritica. Un attento studio del sogno, analizzato sullo sfondo della Commedia, fa scorgere non solo la definitezza dei significati espressi attraverso il mezzo onirico, ma anche gli stretti legami esistenti tra il sogno e il contesto poetico di cui è parte.Il sogno appare spesso nella Commedia come profetico. I più noti esempi sono i tre sogni premonitori che Dante fa sul monte del Purgatorio prima dell’alba, secondo la credenza dei pensatori antichi e medievali, in base alla quale si riteneva che i sogni fatti al mattino fossero maggiormente corrispondenti al vero. Così l’autore si scopre vero e proprio “uomo del suo tempo”, poiché sono molti gli elementi del mondo medievale introdotti nei suoi testi; basti pensare che Dante nel passaggio dall’Antipurgatorio al Purgatorio si serve proprio di questo espediente, non solo per dare una svolta alla scrittura ma anche per sottolineare il passaggio in un contesto diverso, ovvero l’ingresso nel Purgatorio. Il concetto di sogno per Dante non è sempre positivo, talvolta è risolto negativamente. Il “sogno” ha da sempre fascinato l’uomo per il suo potere arcano. Il “sogno” viene testimoniato e descritto per la prima volta nell’antico Oriente e più esattamente nella biblioteca del Re Assurbanipal in Ninive, dove nel 1853 archeologo assiro Hormuzd Rassam scopre l’Epopea di Gilgamesh su una serie di tavole di argilla, incise con caratteri cuneiformi e risalenti al 2600 a.C. Nel 1870 l’Epopea di Gilgamesh è tradotta in inglese dall'assiriologo George Smith ed è oggi conservata nel British Museum di Londra. Nell’epopea si racconta che Gilgamesh, re di Uruk, incontra nel sogno il semidio Eabani-Enkidu, suo gemello. E’ interessante notare come la descrizione dell’attività onirica venga associata ad una testimonianza oniromantica (interpretazione-significato divinatorio). Il passo ricorda il rito della Incubazione, consistente nell’addormentarsi in un templum – un luogo sacro – per provocare un sogno di alto valore simbolico.
La visione e il sogno nel Medioevo e nell'antichità.
Sacrale e profetica è invece l’atmosfera che circonda l’attività onirica nella Bibbia: celeberrimo è l’episodio di Giuseppe che interpreta il sogno del Faraone come un segno inviato direttamente da Dio.
Nell'Antico Testamento esistono interpreti della volontà divina come Giuseppe, Gedeone, Samuele ecc.. Essi hanno la capacità di leggere i segni del volere divino anche attraverso i sogni, ma gli stessi interpreti devono esserne ispirati. Il sogno è insomma un veicolo di valori, una matrice di sistemi mitici, come pure di modelli artistici. È “significativo che nelle culture tradizionali ed arcaiche, anche ove il sogno non sia in sé guardato come speciale dono spirituale, lo è invece la sua interpretazione”, poiché il sogno è portatore di destino individuale. Ma che cos’è veramente il sogno? Il sogno è un fenomeno psichico. E’ un evento che riguarda la psiche. Il termine “psiche” si trova per la prima volta in Omero, associato all’anemos – il soffio vitale. L’idea sfumata della psiche come anima si protrae nella storia finché all’anima non viene associata addirittura la sfera dell’etica: già in Omero i morti non possono essere toccati poiché la loro coscienza è di natura non materiale. E’ solo con il Cristianesimo e con il valore dell’Io nell’esperienza numinosa individuale, che il concetto di anima si trasforma nell’unico elemento che ha valore per l’Uomo, in quanto l’uomo è l’unico dotato della qualità dell’infinitezza, al pari di Dio. 
Il processo di desacralizzazione del sogno inizia nel mondo occidentale con le riflessioni di Cartesio, quando si comincia a vedere la visione onirica come illusoria. Il sogno ha sempre avuto valore di presagio, con un ventaglio di interpretazioni che vanno dalla morbosità allucinatoria alla rivelazione divina del futuro. 
Il modo in cui si organizza la vita materiale e sociale ha sempre riflessi sul modo in cui gli uomini pensano e si rappresentano la realtà. 
Nel caso della civiltà medievale la struttura sociale gerarchica, statica e l’economia chiusa, che ignora lo scambio, trovano un evidente corrispettivo in una visione prettamente stabile della realtà intera. Tale visione è permeata profondamente dalla religiosità cristiana che domina la civiltà medievale. L'ordine del creato, in quanto provvidenziale e voluto da Dio, è ritenuto perfetto e immutabile. Nel Medioevo, tuttavia,   essere cristiani non significa alla lettera avere la stessa fede, credere cioè alle stesse cose, ma piuttosto partecipare alla medesima atmosfera mentale, condividere la stessa visione del mondo. Dunque l'elemento che accomuna tutti gli uomini del Medio Evo è la religiosità, tanto che Marc Bloch, storico francese, li definisce un "popolo di credenti". - “Popolo di credenti, si dice volentieri, per caratterizzare l’atteggiamento religioso dell’Europa feudale. Se si intende dire così che qualsiasi concezione del mondo da cui fosse escluso il soprannaturale restava profondamente estranea agli spiriti di quell’epoca; che, più precisamente, la loro visione dei destini dell’uomo e dell’universo si inscriveva quasi unicamente nel disegno tracciato dalla teologia e dall’escatologia cristiana, nelle loro forme occidentali, nulla di più esatto.” - Certamente tipica di tutto il Medio Evo è una visione metafisica del mondo: "Tutto è permeato dalla religione", come sostiene lo storico Hauser. L'uomo del Medio Evo, quindi, avverte profondamente il rapporto col soprannaturale per cui il mondo sensibile-visibile è permeato di spirituale ed è sempre posto a confronto con quello invisibile, anzi il mondo terreno è considerato il segno e il riflesso del mondo spirituale. I confini tra il sogno e la realtà sono molto sfumati: visioni, miracoli e apparizioni sono fenomeni comuni con cui l’uomo medievale convive quotidianamente. 14. La verità ultima è solo in Dio e l'uomo su questa terra può solo avvicinarsi ad essa, coglierne un'ombra o un riflesso, mai afferrarla interamente. Come già San Paolo scrive nella 1° Lettera ai Corinzi:" Videmus nunc per speculum in aenigmate, tunc autem facie ad facies”. (Ora vediamo come in uno specchio oscuro, ma allora vedremo faccia a faccia).

giovedì 13 febbraio 2020



Pubblicato su Il Sorpasso di Montesilvano: Il Sorpassoilsorpassomts.com, ottobre 2019

L'ebrea Natalia e il Crocefisso

(tratto da «Quella croce rappresenta tutti», di Natalia Ginzburg, L'Unità, 22 marzo 1988)
Natalia Levi, ebrea, nasce a Palermo nel 1916. Il padre, Giuseppe Levi, noto scienziato triestino, è un antifascista che viene imprigionato durante il regime.
La famiglia Levi si trasferisce a Torino quando Natalia è ancora bambina e frequenta scuole in cui purtroppo è emarginata perché ebrea e figlia di un antifascista. Così, già adolescente, trova conforto nella scrittura. Le sue prime opere risalgono all’inizio degli anni Trenta, quando sono pubblicate sulla rivista Solaria. Nel 1938 sposa Leone Ginzburg, grande letterato italiano, anch’egli ebreo, figlio di una famiglia di immigrati russi. Natalia prende così il cognome del marito, con cui firma la sua produzione letteraria, divenendo famosa. Sempre grazie al marito stringe contatti con i maggiori intellettuali antifascisti torinesi che, all’epoca, ruotano attorno alla casa editrice Einaudi.
Dopo la promulgazione delle “leggi  fascistissime” la sua famiglia vive situazioni di emarginazione ed esclusione. Nel 1940 la scrittrice, assieme al marito, viene mandata al confino in Abruzzo, a Pizzoli (Aq), dove resterà per tre anni. Nel racconto Inverno in Abruzzo definisce quel periodo come “il tempo migliore della mia vita“. Lascia il confino nel 1943 su un camion di tedeschi che ne ignorano l’identità e che sono diretti a Roma.
Ricordo la scrittrice ebrea in seguito al clamore suscitato recentemente dalle esternazioni di qualche nostro politico sul Crocefisso a scuola.

Natalia Ginzburg già nel lontano 1988, collaborando con l’Unità e riferendosi al mondo ebraico, scrisse:

- “Dicono che il crocifisso deve essere tolto dalle aule della scuola. Il nostro è uno stato laico che non ha diritto di imporre che nelle aule ci sia il crocifisso. La signora (….), insegnante a Cuneo, aveva tolto il crocefisso dalle pareti della sua classe.  Le autorità scolastiche le hanno imposto di riappenderlo. (.…) 

Per quanto riguarda la sua propria classe, ha pienamente ragione. Però a me dispiace che il crocefisso scompaia per sempre da tutte le classi. Mi sembra una perdita. Tutte o quasi tutte le persone che conosco dicono che va tolto. Altre dicono che è una cosa di nessuna importanza.
I problemi sono tanti e drammatici, nella scuola e altrove, e questo è un problema da nulla.
E’ vero. Pure, a me dispiace che il crocefisso scompaia. Se fossi un insegnante, vorrei che nella mia classe non venisse toccato. Ogni imposizione delle autorità è orrenda, per quanto riguarda il crocefisso sulle pareti. Non può essere obbligatorio appenderlo. Però secondo me non può nemmeno essere obbligatorio toglierlo. Un insegnante deve poterlo appendere, se lo vuole, e toglierlo se non vuole.Dovrebbe essere una libera scelta. Sarebbe giusto anche consigliarsi con i bambini. Se uno solo dei bambini lo volesse, dargli ascolto e ubbidire. A un bambino che desidera un crocefisso appeso al muro, nella sua classe, bisogna ubbidire. (…)" -


Il Crocefisso non insegna nulla? Tace? L'ora di religione genera una discriminazione fra cattolici e non cattolici?

Così continua Natalia Ginzburg: - “Ma il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E' l'immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l'idea dell'uguaglianza fra gli uomini fino allora assente.

La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo "prima di Cristo" e "dopo Cristo". O vogliamo forse smettere di dire così?
Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. E' muto e silenzioso. C'è stato sempre. Per i cattolici, è un simbolo religioso. Per altri, può essere niente, una parte del muro. E infine per qualcuno, per una minoranza minima, o magari per un solo bambino, può essere qualcosa di particolare, che suscita pensieri contrastanti. I diritti delle minoranze vanno rispettati. Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager?"-
E in quel Cristo crocifisso non “incontriamo” forse un altro uomo innocente, perseguitato, screditato, venduto, condannato, rintracciabile ad ogni latitudine?
Ancora Natalia: - “Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l'immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo, cancella l'idea di Dio ma conserva l'idea dei prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c'è immagine. "
E' vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti?
Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini. E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”. -

Ma che significato ha quella Croce? Che cosa rappresenta?

-“Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l'idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici. Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Cristo ha detto "ama il prossimo come te stesso". Erano parole già scritte nell'Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. (….)
E' tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri.”-
F.to          Gabriella Toritto


Fonte: «Quella croce rappresenta tutti», di Natalia Ginzburg, L'Unità, 22 marzo 1988
ripubblicato da Il Giornale dell’Umbria, 28/10/2003

sabato 8 febbraio 2020

FORMAZIONE e PROFESSIONE
A.a. 2019/20 Università della Terza Età, 21/01/2020 Pescara 
1. TITOLI CULTURALI
-Laurea in Lettere conseguita presso l'Università agli Studi di - Roma
-Corso universitario di perfezionamento: “Psicologia e psicopatologia in Adolescenza”, c/o le Scuole di Specializzazione dell’Università degli Studi di Chieti
-Diplomi 1°-2°-3° livello, quale applicatrice del Metodo di apprendimento mediato P.A.S.- del Prof. R. Feuerstein, conseguiti c/o l’IRFED Nazionale di Roma e autorizzati dal M.P.I. – Ufficio Programmazione ---Studi con Decreto Dirigenziale 19.12.1996 Prot.N. 5180/A/6
-Vincitrice del Concorso Ordinario per Titoli ed Esami, bandito dalla S.S.di L’Aquila il 30/10/82, Classe A043.
-Abilitazione nel concorso di Scuola Materna, Decreto Prot. n. 273 del 25/03/1986 - Registrato c/o Corte dei Conti 15/04/1986 L’Aquila.

2. INCARICHI PROFESSIONALI
-Referente della Consulta Provinciale degli Studenti di Chieti, di Educazione alla Salute, di Scuola e Legalità, di Raccordi Interistituzionali, di Immigrazione, di Pari Opportunità c/o l’U.S.P. di Chieti.
-A.a. 2019/20 Università della Terza Età. Pescara. Associazione Cultura e Terza Età. Pescara – Lezione: "Umanesimo e Rinascimento"
Apertura A.a. 2019/20 - Università della Terza Età 
Associazione Cultura e Terza Età -Città di Pescara
-A.a. 2019/20 - 21 gennaio 2020 Università della Terza Età. Pescara. Associazione Cultura e Terza Età. Pescara – Lezione: "Eugenio Montale"
-A.a. 2018/19 - 02 aprile 2020 Università della Terza Età. Pescara. Associazione Cultura e Terza Età. Pescara – Lezione: “La Grande Guerra. Dai trattati di pace alla resa di Fiume”
A.a. 2018/19 Università della Terza Età, Pescara:
“La Grande Guerra. Dai trattati di pace alla resa di Fiume”
-A.a. 2017/18 Università della Terza Età. Pescara. Associazione Cultura e Terza Età. Pescara – Lezione: “La visione, il sogno nel Medioevo”
-A.a. 2016/17 Università della Terza Età. Pescara. Associazione Cultura e Terza Età. Pescara-Pianella – Lezioni: Federico II di Svevia
-A.a. 2015/16 Università della Terza Età. Pescara. Associazione Cultura e Terza Età. Pescara-Pianella – G. D’Annunzio politico.
-A.a. 2014/15 Università della Terza Età. Pescara. Associazione Cultura e Terza Età. Pescara-Pianella – I F.lli Rossetti
-A.a. 2013/14 Università della Terza Età. Pescara. Associazione Cultura e Terza Età. Lezioni su G. Ungaretti: ’Vita d’un uomo’
-A.a. 2012/13 Università della Terza Età. Pescara. Associazione Cultura e Terza Età. Lezioni su Carducci: "Le epistole".
-A.a. 2011/12 Università della Terza Età. Associazione Cultura e Terza Età. Pescara. Lezioni sui Linguaggi espressivi.
-A.a. 2010/11 Università della Terza Età. Pescara. Associazione Cultura e Terza Età. Lezioni sul Linguaggio cinematografico.
-Convegno provinciale A.G.E. - GENITORI e SCUOLA - RILANCIARE la CULTURA della CONDIVISIONE "Famiglia e Scuola: una possibile integrazione" Pescara, 21 Marzo 2011
-CONVEGNI ideati e organizzati, in qualità di docente comandata, assieme all’Uff. Scol. Prov. di Chieti, all’Ufficio Territoriale del Governo di Chieti, alla Polizia di Stato – Questura, alla Provincia e al Comune di Chieti (l'ideazione, la progettazione, l'organizzazione e la grafica dei convegni e seminari sono stati da me realizzati):
-Convegno “La voce dei bambini …” a.s. 2008/2009 www.csachieti.it
Convegno "La voce dei Bambini" Festa della Polizia di Stato a.s. 2008/09
-Convegno "Lotta e contrasto a ogni forma di illegalità e dipendenza" - Chieti 28/04/2008- Auditorium Supercinema
 
Don Luigi Merola, Dirigente M.P.I. - Chieti Supercinema 28/04/08
-Convegno - mercoledì 8 ottobre 2008 - “60° Anniversario della Costituzione Italiana” www.csachieti.it
 
Articolo di Gabriella Toritto pubblicato su Foro Teatino 
Chieti, Ottobre 2008 - Anno VII- N.3
-Convegno “Legalità e Dignità. La legalità a garanzia e tutela dei diritti dell’uomo e del cittadino” - Chieti, Teatro Auditorium Supercinema, giovedì 17/01/2008 www.csachieti.it
Fra gli Interventi: Prof.ssa Rita Levi Montalcini, Senatrice della Repubblica; Prof.ssa Maria Falcone, Presidente della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone; Dr. Vito Zincani, Sostituto Procuratore di Bologna; Prefetto Dr. Mario Morcone, Ministero dell'Interno - Roma; Dr. Fabrizio Franceschelli; Dr. Michele Massone.
 
Incontro con la Prof.ssa Rita Levi Montalcini 
negli Uffici della sua Fondazione a Roma, 7 gennaio 2018
-Relatrice alla Tavola Rotonda sulla Costituzione italiana, promossa dalla Provincia di Chieti, Settore Politiche Sociali, 21 dicembre 2008, Teatro Marrucino, Chieti.
-Relatrice nel Convegno “Stop al Bullismo” per la promozione dei diritti dell’infanzia – 20 novembre 2008, Giornata mondiale per i Diritti dell’Infanzia, promossa dal Comune di Lanciano.
-Relatrice alla Tavola Rotonda “Scenari dell’educazione e della formazione”, 5 luglio 2008, della Settimana Pedagogica promossa dall’I.C. di Torricella Peligna (CH).
-Componente del Gruppo per la realizzazione del Campus “Studenti d’Europa” ad Atri 16-19 maggio 2005, organizzato dal MIUR e dall’U.S.R. per l’Abruzzo.
-Promotrice e Curatrice del Progetto di educazione alla lettura, assieme a "Nati per leggere" assunto e finanziato dal Comune di Montesilvano a favore della lettura precoce fin dai primi mesi di vita, sotto il patrocinio dell'U.S.R. per l'Abruzzo.
-Componente del gruppo di ricerca-azione a livello provinciale per il monitoraggio e la tabulazione dei dati emersi dalla ricerca sulla prevenzione del disagio giovanile e sulla dispersione condotta dal Provveditorato di Pescara, sotto la supervisione del Prof. E. Sciarra, Preside della Facoltà di Scienze Sociali dell'Università degli Studi "G d'Annunzio"di Chieti.
-Componente, quale docente di sostegno e tutor di alunni in situazione di disagio c/o la S.M.S. "Meda-Ferrarin" di Milano, del gruppo di lavoro, rappresentato dal Corpo Insegnanti delle scuole medie di zona e dalla Medicina Scolastica, dal Servizio Sociale Materno Infantile del Comune di Milano, e dagli Operatori della U.O. di Neuropsichiatria Infantile della ex U.S.S.L. 75/I, per la "Ricerca sulla Dispersione Scolastica", promossa e finanziata dalla Regione Lombardia, relativamente all'Educazione alla Salute, che si è avvalsa della collaborazione di ricercatrici dell'Università "La Statale" di Milano.
-Componente del Gruppo di Coordinamento regionale delle Consulte Provinciali d'Abruzzo.
-Componente del Gruppi di lavoro c/o l’Ufficio Territoriale del Governo di Chieti e presso l’Ufficio Provinciale delle Pari Opportunità di Chieti.
-Componente Gruppo di lavoro impegnato nell'attuazione del Progetto "Parlamento Regionale degli Studenti” - IRRE Abruzzo.
-Componente Gruppo di lavoro delle Consulte Provinciali degli Studenti - Progetto Nazionale "Carta dello Studente" MIUR - Direzione Generale dello Studente - Roma.
-Componente del Gruppo di Coordinamento regionale delle Consulte Provinciali d'Abruzzo, Membro designato dal C.S.A. di Teramo nel Collegio di Vigilanza del Gruppo di Lavoro Provincia/Enti Ambito Sociale L. 285 del 28.08.1997
-Docente Referente del C.S.A. di Teramo al Comitato Regionale per le politiche dell'handicap.
-Docente Referente Consulta Provinciale degli Studenti di Teramo e di Educazione alla Salute
-Componente del Gruppo di lavoro provinciale per l'integrazione scolastica degli Alunni portatori di handicap.
-Docente Coordinatrice del Progetto PED, nell’ambito di Ed. alla Salute c/o l’I.T.C. “E. Alessandrini” di Montesilvano (PE).

3. PUBBLICAZIONI e TITOLI SCIENTIFICI
-Pubblicazione di “Valori, comportamenti, pratiche giovanili” su “Rassegna dell’istruzione”, bimestrale di informazione scolastica del Ministero della Pubblica Istruzione, – Anno LXIII, N. 1-2 Ed. Le Monnier
-Pubblicazione a numero unico: "50° Anniversario della fondazione della Scuola" Pontificio Istituto Maestre Pie Filippini.
-Pubblicazioni su "Il Monitore" - Rivista di Scuola, Cultura e Arte.
-Anno XXXVIII n. 2-3 settembre 2004 "La riforma e i percorsi formativi personalizzati".
- su "Il Monitore" Anno XXXVIII n. 4 dicembre 2004 "La lettura precoce. Il piacere della lettura".
- su "Il Monitore" Anno XXXIX n. 1 febbraio 2005 "La lettura dell'immagine".
- su "Il Monitore" Anno XXXX n. novembre 2003 “L’orientamento, quale prassi didattica”.
-Docente Referente del C.S.A. di Teramo al Comitato Regionale per le politiche dell'handicap.
-Docente Referente Consulta Provinciale degli Studenti di Teramo e di Educazione alla Salute.
-Componente del Gruppo di lavoro provinciale per l'integrazione scolastica degli Alunni portatori di handicap.
-Docente Coordinatrice del Progetto PED, nell’ambito di Ed. alla Salute c/o l’I.T.C. “E. Alessandrini” di Montesilvano (PE).
-Produzione e pubblicazione su www.alessandrinipe.it di prodotto multimediale: CD Compleanno di Pinocchio 2007 “Cadrà la polvere su Pinocchio?” finalizzato a far concorrere le classi 1B e 1 D dell’IIS “E. Alessandrini” al bando indetto dalla Fondazione Collodi. www.alessandrinipe.it
-Produzione e pubblicazione di 2 prodotti multimediali: CD sul P.E.D - Progetto: Percorso Esperienziale Didattico - alla cui implementazione hanno concorso le Classi 3Cm e 2 D IGEA dell’IIS “E. Alessandrini” in collaborazione con gli Psicologi del Consultorio ASL di Montesilvano (PE). www.alessandrinipe.it
-Pubblicazione sul sito www.csach.it del documento ispiratore del Convegno 17 gennaio 2008 “Legalità e Dignità. La legalità a garanzia e tutela dei diritti dell’uomo e del cittadino” www.csachieti.it
-Pubblicazione del documento ispiratore del “Seminario di lotta e contrasto ad ogni forma di illegalidel 28 aprile 2008 www.csachieti.it
-Pubblicazione sul sito www.csachieti.it dei documenti relativi al Protocollo d’Intesa sulla Salute fra U.S.P., U.T.G., Provincia e i due Distretti ASL della Provincia di Chieti.
-Pubblicazione sul “Foro Teatino”, Chieti, ottobre 2008 – anno VII – n. 3 e sul sito www.csachieti.it del Rapporto sulle azioni relative all’organizzazione del Convegno “60° Anniversario della Costituzione Italiana” dell’ 8 ottobre 2008
-Convegno 19 marzo 2009 “Apprendistato alla vita – Etica, Intercultura e Costituzione nell’Italia che cambia” www.csachieti.it
-Organizzazione e pubblicazione sul sito www.csach.it
-Seminario di Studio e Produzione – 16 e 17 marzo 2006 Convegno Vita – 8 maggio 2006 – special guest: Prof. Fabio Folgheraiter – Ed. Erickson Corso di Educazione alla salute: prevenzione contro l’alcolismo giovanile.

-Pubblicazione sul sito del C.S.A. di Teramo di un abstract sull'intervento del Prof. G. Bertagna al Seminario Nazionale "Consulta degli studenti" di Fiuggi (dicembre 2003)
-A.s. 2003/04 Pubblicazione dei dati della ricerca-azione sulla prevenzione e sul recupero della dispersione scolastica e del disagio giovanile "Indagine nell'area Pescarese - Vestina" nell'ambito del Progetto Obiettivo Regionale "Ricerca- Azione" POR Abruzzo 2001 – Asse C – Misura 1 – Az. 5.
-Collaborazioni con la Carabba Editrice, Lanciano.
-Collaborazioni con Il Monitore, Pescara.
-Collaborazioni con “Il Sorpasso”, Montesilvano (PE).
-Collaborazioni con Anankenews.

4. INCARICHI di Docenza
-Docente a tempo indeterminato di Lettere nelle Scuole Medie e Superiori.
-Attività di docenza in Corso di Italiano, Progetto ExtraQuality IT G2 ABR 075, POR, Provincia di Pescara, Iniziativa Comunitaria EQUAL II Fase.
-Attività di docenza nel Laboratorio Professionalizzante della Facoltà di Scienze Sociali dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti.
-Docente esperta sulla Dispersione in Master 2° livello di Specializzazione per Dirigenti – Università agli Studi di Teramo – maggio 2005.
-Docente esperta in Seminario sulla Dispersione - Università agli Studi di Chieti – Facoltà di Scienze Sociali - 9 maggio 2005.
-Docente esperta in Seminario “Il disagio scolastico, la ricerca sulla dispersione e l’intervento formativo”- 25 maggio 2005- c/o la Facoltà di Scienze Sociali dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio” di Chieti.
-Formatrice dei Docenti della Scuola Materna ed Elementare nell'ambito del progetto formativo di "Lettura ad alta voce" - Fondazione Il Battello a Vapore - Milano. Corso presso l'I.C. "Mazzini" Castelfidardo (AN).
-Attività di docenza nell'ambito del progetto formativo di "Lettura ad alta voce" - Fondazione il Battello a Vapore - Milano c/o l'Istituto Pie Filippini di Pescara.
-Attività di docenza nell'ambito del corso "Educazione alla lettura" c/o l'Ist. "Santa Caterina" di Pescara.
-Attività di docenza nell'ambito del progetto formativo di "Lettura ad alta voce" - Fondazione il Battello a Vapore - Milano c/o l'Istituto Comprensivo "Ciulli-Paratore" di Penne.
-Attività di relatrice nel Convegno "Orientare per non disperdere" c/o l'Università agli Studi "G. d'Annunzio"di Chieti relativamente al progetto di ricerca-azione programmato, ai sensi della legge 144/99, dal POR 2000/06 della Regione Abruzzo - P.O.R. 2001 - Asse C – Misura 1 - Az. 5.
-Attività di docenza nell'ambito del corso "Rapporto sinergico docenti-alunni nella scuola dell'autonomia: incontri di sensibilizzazione al metodo di mediazione cognitiva del Prof. Reueven Feuerstein" c/o la Direzione Didattica II Circolo di Pescara.
-Attività di docente esperta in gruppo di lavoro a livello provinciale su progetto di ricerca-azione programmato, ai sensi della legge144/99, dal POR 2000/06 della Regione Abruzzo - P.O.R. 2001 - Asse C - Misura 1 - Az. 5.
-Docente-relatore nei corsi di preparazione agli esami di abilitazione nelle scuole secondarie - Ordinanza Ministeriale n. 33/99, Classe di concorso 43/A c/o I.T.C. "Alessandrini" di Pescara.
-Docente-relatore nei corsi di preparazione agli esami di abilitazione nelle scuole secondarie - Ordinanza Ministeriale n. 33/99, Classe di concorso 43/A c/o I.T.C. "Aterno" di Pescara.
-Docente-relatore nei corsi di preparazione agli esami di abilitazione nelle scuole secondarie - Ordinanza Ministeriale n. 153/99,Classe di concorso 43/A c/o I.T.C. "Aterno" di Pescara.
-Relatore in attività di aggiornamento c/o la S.M.S. "Villa Verrocchio" di Montesilvano (Pe) relativamente al Corso "Comunicazione e linguaggi non verbali - Innovazione scolastica".

5. ULTERIORI TITOLI PROFESSIONALI
-Conduzione di gruppo di ricercazione a livello provinciale per il monitoraggio e la tabulazione dei dati emersi dalla stessa ricerca.
-Membro aggiunto del Gruppo Tecnico dell’OSSERVATORIO PROVINCIALE di Pescara sulla Prevenzione della Dispersione Scolastica.
-Funzione Obiettivo Area 1 c/o S.M.S. “Tinozzi” di Pescara.
-Funzione-Obiettivo Area 2 c/o S.M.S. “Villa Verrocchio” di Montesilvano (PE).
-Incarico per attività di collaborazione con la Presidenza.
-Docente membro dello Staff di gestione c/o SMS “Tinozzi-Pascoli” Pescara.
-Coordinatrice del C.d.C. 2^ N c/o S.M.S. “Tinozzi-Pascoli” PE.
-Coordinatrice del C.d.C. 1^ N c/o S.M.S. “Tinozzi-Pascoli” PE.
-Coordinatrice dei CC.d.CC. 3° E e 1° E c/o S.M.S. “Benedetto Croce” Civitella Casanova (PE).
-Coordinatrice del C.d.C. 2° G c/o S.M.S. “Ignazio Silone” Montesilvano (PE).
-Responsabile della Biblioteca della Sede Staccata a Cappelle sul Tavo della S.M.S.“Ignazio Silone” Montesilvano (PE).
-Componente Commissione Aggiornamento c/o SMS. “I. Silone” di M. Silvano (PE)
-Coordinatrice dei CC.d.CC. 2° F- 3°F- 1°F c/o S.M.S. “Villa Verrocchio” Montesilvano (PE)
-Referente Commissione H c/o S.M.S. “Villa Verrocchio” di M. Silvano (PE)
-Docente utilizzata c/o la S.M.S. “Villa Verrocchio” di Montesilvano (Pe) sul progetto per la prevenzione e per il recupero della dispersione scolastica e del disagio giovanile.
-Referente Commissione H c/o S.M.S. “Villa Verrocchio” di M. Silvano (PE)
-Incarico per attività di collaborazione con la Presidenza c/o S.M.S. “Villa Verrocchio” di M. Silvano (PE).
-Referente del Progetto “ARIANNA” c/o la S.M.S. “B. Croce” di Civitella Casanova (Pe).
-Referente Commissione Valutazione c/o S.M.S. “B. Croce” di Civitella Casanova (PE).
-Referente Commissione alla Salute c/o S.M.S. “B. Croce” di Civitella Casanova (PE).
-Referente Commissione alla Salute c/o S.M.S. “Meda-Ferrarin” di Milano.

6. ALTRO
Impegno nel Sociale: 
-volontariato presso la Divisione di Cardiologia e UTIC dell'Ospedale Civile di Pescara;
-volontariato presso la Caritas Diocesana dell'Arcidiocesi di Penne-Pescara
-Collaborazione con Don Marco Pagniello, Direttore  della Caritas Diocesana dell'Arcidiocesi di Penne-Pescara nella creazione della Task Force della Solidarietà, novembre 2010
-Studi post-laurea presso l'Istituto Teologico "G. Toniolo" di Pescara